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atrocity exhibition - foto di Nadia
[e del cadere nella trappola della morte esibita, del cedere alle mostre, del rinunciare a se stessi]
Adesso vi racconto come vanno le cose qui, a Nablus. Per esempio. W. e A., ragazzi palestinesi, invitano tutta la banda italia alla loro festa di compleanno. Ma a me non va, la giornata e' stata una stronzata e non ho voglia di sentir parlare arabo o italiano o inglese. Potrei approfittarne per dormire, sistemare le foto o altri fatti. Scaccolarmi, pensare alla ragazza lontana lontana. Anni luce, oppure un soffio, giusto quello. Ma. Bussano alla porta. Apro. E' A., vuole sapere dove sono gli altri. Sono andati alla vostra festa, dico, o almeno ci provo in quest'inglese incerto. E tu resti qua? Eh. Saluto. Chiudo la porta. Poi penso che, per certo, mi rompero' i coglioni. Apro la porta, di corsa, faccio in tempo a chiamarlo. Posso venire con te?

Eccomi qua, trovo tutti, piu' gli amici di W. e A. Solo maschi, ovviamente. E niente alcolici. E allora, com'è una festa da 'ste parti? Dolci, a tonnellate. Ma stasera è diverso, con gli internazionali ci sono donne. Senza velo. I dolci sono spettacolari. Si scartano regali. Cioè, la normalità.

Nel garage hanno allestito una specie di sala da ballo, come noi da piccoli a casa degli amici col garage, appunto. Come l'adolescenza, il fun che qui è stato tagliato di netto per cinque anni. Amplificatori e macchina del fumo a palla, si vede un cazzo, tranne il DJ che non ha più la mano destra. Ballano, maschi e maschi, potrebbe essere un gay pride. Ma non lo è, è qualcosa di tenero e potente, vita, ballo pur'io. E tutti gli altri/e. Improbabili ma bellisimi, scatenati. Sudo. Mi sto anche divertendo, tra bambini e gatti che osservano. Di fronte, in lontananza, si vedono le antenne della base militare israeliana. Controlla la città come una torre del male, persa tra le nubi. E sotto Nablus, questa "capitale del terrorismo", fortezza isolata nel cuore della West Bank. Mi siedo, accanto a me c'è un ragazzo. Dice di avermi visto all'università' stamattina. Sى ci sono stato. Dice di studiare li,. Si presenta, ma non ricordo il nome. Ha ventun anni, studia fisica. Dice che e' la prima volta che partecipa ad una festa, dalla seconda intifada. Aveva 16 anni. Una generazione tagliata che riprende il respiro. Dalla base di fronte partono due traccianti, due punti rossi che solcano il cielo. Sembra uno sfondo finto. Continua, dice che distrussero il palazzo della sua ragazza, ferirono sua madre alla fronte. Ma e' ineluttabile, come dovuto. Lo racconta quasi con serenita'. Cerco di interagire sensatamente, parlando di opportunita' politiche ed altre cose che non conosco. Perche' a lui non interessano, vuole giusto la vita. Un po', quanto ne spetta a chiunque.

Dentro e' il delirio degno di Ibiza. Si muovono tutti, Nadia dice che da quando sta qui non ha mai visto niente di simile, uomini ballare con donne. Ci volevano gli italiani, dice. E' vero, penso, nel bene e nel male. Ci volevano. Poi ci riaccompagnano a casa. Sono quasi euforico. Sotto casa le facce sono allarmate. Telefonate, comunicazioni. Il Male e' sceso dalla Torre, le jeep sono in citta'. Sparano, Balata. Si parla di feriti. I ragazzi della festa ritornano cio' che sono: palestinesi, attivisti del Medical Relief. Trasformazione. Corrono all'ospedale, noi restiamo a casa. Nadia e' con loro. Si sente con Andrea, per telefono. Non sapere niente e sentire spari, saperli tutti dal ballo ai proiettili nel giro di dieci minuti. Dieci. Si parla di due feriti gravi, qualcuno tornera' a casa nel cuore della notte. Ci teniamo pronnti, aspettimo. Scopro che Ettore possiede un iPod, con Wish dei Cure dentro. A letto Robert Smith m'allontana da segni d'incursione, porte sfondate a calci, la guerra.

La mattina, arrivano le foto. Un proiettile alla testa. Nessun internazionale in giro. Quello che vedete, con la manica azzurra, è lo stesso che si sbatte tra bolle di sapone una foto fa. Tra quello scatto e questo c'è uno scarto di due ore. Due ore, stessa persona. Non ricordo il nome, ci ha accompagnato a casa. Prorio lui.



Adesso vi racconto come vanno le cose qui, a Nablus. I genitori del ragazzo hanno detto a Nadia che stava li' a lanciare pietre quando l'hanno sparato. Nessuno sa il perchè' dell'incursione. Le routine non finiscono cosىi'da un po'. Ma la mattina, questa mattina, scopriamo che il ragazzo è morto. Andiamo a Balata. Il corteo porta la salma in alto, selve di fucili a cantare. 3 shekel a proiettile. I Martiri di Al-Aqsa fanno il giro del campo, e noi dietro a filmare. Incontro Mustafa, era lui a tentare di salvarlo, stanotte. Non tirava pietre, era un fighter, 16 anni. Khaled, sedici anni. Nuovo eroe maledetto. C'è anche la foto di Mustafa, dopo il tentato miracolo. Eccolo.

Per Balata sparano tutti, fighters ovunque, comunicati di Al-Aqsa. Con i pazzi dell'ISM corriamo per i cunicoli del campo, alla ricerca della posizione migliore, la prima fila. Scena gia' vista, videogioco. Casa della madre del martire, ogni onore e gloria. Cerco di filmare, ma salto ad ogni colpo. Non si capira' un cazzo a rivederlo. Il perche' di quest'incursione. Probabilmente sabato un gruppo di ultraortodossi ebrei verra' a pregare sulla tomba di Giacobbe, proprio qui. Da cui l'epurazione preventiva. Stendardi di Hamas. Non ha senso niente. Restiamo solo io e Ugo, e Muhammad, Alex, Carlos. Nel cimitero di Balata, l'ultimo saluto, il grido di vendetta. Un ragazzino di dodici anni carica una pistola, se la infila nei pantaloni e corre via. Qui non filmo niente, rischio inutile. Ma soprattutto rispetto, almeno, per una volta, almeno. Da qualche parte c'è il dolore.

foto di Ugo
Quale sintesi, quale. A casa del gruppo ISM a bere te' e controllare cassette, foto. Cantare esempi di canzoni italiane. Alex ci dice dei fatti di Londra, otto bombe, l'hanno chiamata a telefono. Facciamo finta di sembrare sorpresi. Ci frega un cazzo in realta'. Qui si e' sporchi fino al collo "dovevano vedere com'eravamo". La prima cosa che scopri essere diversa e' la fame. Atroce, millenaria. I bambini con le bandiere verdi. La facilita' con cui si antipatizza. Un appuntamento alla radio, centro di Nablus. Come nulla fosse. Il boss e' un fotografo di qua, famoso, sappiate che le foto che arrivano da voi le fa lui molto probabilmente. Cosى dice, io poi che ne so. Non so manco che dirgli, pronti a fare proposte che non facciamo perche' in realta' non ne abbiamo, perche' in realta' qui, qui non serviamo. Meno che altrove. Se non a riempire le feste di processi democratizzanti. Poi la sera si scopre che e' morto pure l'altro ferito. Dovevamo andare da una parte, chiusa per lutto. Si decide per il giardinetto. Stavolta resto a casa davvero, neanche Dio mi schiodera'. E infatti sono loro a tornare dopo pochi minuti: al parco hanno cominciato a sparare, sono scappati tutti, raccontano. Forse Hamas, perche' e' peccato uscire con il lutto. Segni di cedimento ovunque, mangio sei volte mentre si ride e si scherza. E che altro vuoi fare.

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