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misura per misura [foto di Ugo - le ultime mie]

Una sana dormita rivolta al recupero di immagini. Qualcosa come stabilità, stabilizzazione, fixing memories. Ho scoperto che il bagno turco è tra le migliori ipotesi di atarassia a pagamento. Ci sarà da importare scene intere, fumi. Peccato che all'uscita il mondo ritorna, l'adrenalina pure alla vista dei ragazzini armati di bullismo e fucile come da programma. Misura del controllo locale: la paura di giocare sulla libertà di movimento.

Beit Furik: ci dicono che stamattina (5 luglio) hanno demolito delle case. Siamo laggiu' sette ore dopo il fatto, ci accoglie il sindaco, un simpatico chiattone di Hamas. Della cricca solo un ragazzo ha l'esclusiva dell'inglese, ma l'unica faccenda che riesco a capire e' che qualsiasi cosa avvenga è sotto nostra totale responsabilità. Perchè laggiù, dove quelle baracche e quella scuola invernale sono state abbattute, Tama mi pare si chiami, siamo vicini al confine giordano. E in piena Area C. Quindi noi qui cosa ci stiamo a fare. Il preavviso israeliano è partito una settimana fa, gli animali almeno sono stati tratti in salvo. Cioe', dal punto di vista "legale" (di tutta la carta di cui e' composto il tale punto) il nostro essere qui stamattina e' una stronzata. Pero' filmare queste macerie, la scuola rasa al suolo e il lamento di questo vecchio sconosciuto che cerca di rialzare le lamiere fa il suo effetto drammatico, come da programma. Alla fine i bulldozer hanno spianato 17 abitazioni. La moschea pero' non l'hanno toccata, chissa' perche'. Che Allah s'incazzi, chi puo' saperlo. Scendendo incrociamo l'automobilina delle Nazioni Unite che si sta recando sul posto. Ci chiedono se ci sono soldati in giro, se e' tranquillo. Per fortuna lo e' stato, altrimenti boh. Tutto molto bello ma al ritorno mr. checkpoint non vuole saperne di farci passare. A Nablus poi, con scuse del cazzo poi. Non abbiamo l'autorizzazione (di chi? di Cristo himself?). Cazzeggiamo nel gabbiotto di contenimento, poi mi gioco la carta ambasciata. Misura del controllo nazionale: la musichina e consegunte segreteria telefonica del numero consolare. S'inventano la palla che nessun internazionale entra a Nablus per le prossime ventiquattr'ore. Ma mr. shekel sa come risolvere la situazione, ovunque e in ogni luogo. 100 pezzi e troviamo il camioncino che bypassa il checkpoint percorrendo qualcosa che e' oneroso chiamare strada. Attraverso le montagne.

E in silenzio penso al matrimonio di ieri sera, mentre questo trabiccolo scavalca un paesaggio che fa a pezzi il concetto di bellezza, che merita stupore, che morde tutte le immagini immaginate. Il matrimonio dunque: non a caso m'ero messo una giacca in valigia che miracolosamente s'e' ingrandita. Uno sbirulino pallido e straniero nel sancta sanctorum dei rapporti clanici. Qui le donne ballano, solo loro. La sposa ingoia rassegnazione ad ogni sguardo, poi non so. Non ci capisco di femmine da me figurati qui. Magari e' la piu' felice delle spose. Misura del controllo familiare: gli uzi sotto la giacca e sorrisi a trentadue denti. Questi movimenti mi mandano in una paranoia immediata, smetto di essere qui, scompaio, penso alle comunioni di Casal di Principe, la sostanza politica delle armi e' meno di niente. E' chiaro. Me lo dice il decimo piano di questo palazzo, il vento, la citta' sotto che dorme di un leggero coprifuoco.

Che poi questa citta' offre le sue meraviglie: dolci spettacolari, prospettive concave, isoalamento. E tutta questa grafica sgargiante dei martiri, medagliette con nome e foto, sguardo proiettato al futuro, ferro in bella mostra. La stessa estetica del neonazismo di nicchia, quello da folk apocalittico per intenderci. Lo stesso occidente, il futuro che verra' e sara' per i giovani della tradizione, gli eroi malinconici, gli immolati della salvezza. Misura del controllo generazionale: l'immagine del potere possibile. Mafia della speculazione sull'assedio permanente che questa generazione si porta dentro, in ogni presente, senza via di fuga.

Pero', ci sono anche altre cifre. Eccomi su quest'autobus per Sabastya, non importano i soldati che entrano e i controlli. Io per me mi tengo queste scritte di pennarello blu su sfondo bianco. Scritte senza pretesa alcuna, il nome della localita' da raggiungere, forse una frase. Scritte che non so perche' ma m'immagino siano di donna, con tutta un'esistenza che sistema i checkpoint tra le cose inevitabili, come fare la cacca, e pensa a tutt'altro, una prospettiva. E valla a controllare quella.
PS: Mi sono fregato queste foto di Nadia perche' sono quelle che avrei voluto fare io alla manifestazione del primo luglio ma che la mia macchina e la mia mano non mi hanno concesso. Comunque la situazione era pressappoco cosi':



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