terra promessa

estetica del conflitto ai tempi del libero scambio

*loading* visite

domenica, 03 luglio 2005

diversamente abili

Questo boato in piena notte si porta via tutte le risate raggiunte. Il lavoro di una giornata, insomma. Niente fischi da lancio, questa è una casa minata e abbattuta. Cosi' dice Ettore. Mi sono rotto i coglioni di questo posto - è assodato. Bevo questa tisana, senza zucchero, ultima della lunga serie di beveroni che riempiono lo stomaco di queste giornate. Bevo e penso a ieri, rannicchiato nell'angolo di un pollaio, come a nascondino, e all'elefante da portare a casa. "Uh era questo allora l'elefante" disse saggiamente Rosalinda un mese fa. Proprio questo, ma se lo guardi da vicino è cosi' grande da poter essere qualsiasi cosa, un muro ad esempio. Un tappeto. Una situazione porosa e sporca, laida. Un altro sorso, l'università. Stamattina. Me l'aspettavo rantolante An-Najah, grossolana, pantomima di qualcosa. Non lo nascondo. In effetti lo è, ma d'un patinatume che si mette le nostre architetture accademiche sotto i piedi. E una flora batterica di giovani studenti come in europa. Mancano i capelli lunghi e le scritte sui muri. Molti invece i veli e gli stendardi delle fazioni del consiglio degli studenti. Al banchetto di Hamas ci sono tre donne. Tre donne per le public relation, sole. Alla finestra Sara sta sentendo i soldati. Sento solo questi tasti e il cigolio delle imposte. Sospiro. Non c'è nessun soldato. Rannicchiato ieri nell'angolo di un pollaio, Rosalinda mi copriva con Gigi di fianco. Incatastati nella fesseria di un nascondino per il quale non si rischia nulla, noi. Sentivo le sue gambe tremare sulla mia testa, forse in sincrono con le mie. Ma era un gioco, abbiamo deciso che lo fosse. Il teatro di tutte le maniestazioni che mi rifiuto di fare in Italia. Per gli stessi motivi di qua. Maradona prega per loro, perchè non sanno quello che fanno. Un altro sorso, s'è fatta fredda. Questo mio isolarmi non giova alla caratura delle gerarchie. Il sospetto, sono convinto, prenderà il sopravvento. Ma chi se ne fotte. Ragazzini che giocano alla pace scappando al primo colpo, senza tattiche, solo massa e gambe e chiacchiere. Io naturalmente, il primo. Intrinsecamente fesso. In gara per una birra a Ramallah. Il mio "report" di stasera sarà deleterio come la mia presenza al mio nome. Monodimensionale, permeabile, poroso come questa terra tutta uguale. "Questa è la biblioteca". C'è pure Lacan in Palestina, in inglese. E se esci fuori da questo cancello le macchine rischiano di tozzare per la sorpresa dell'intruso. Ashnabi, non so come si scriva ma il suono è questo, forestiero. Alla fine ti distingue dai mostri che alzano i muri, la cui prole ai check-point, entrando a Nablus, non si stancherà mai di aggiungere "Do you like Shekem?" o "Welcome to Israel". E a conti fatti hanno pure ragione. Era vero quindi che le jeep giravano stasera. E io che penso ai miei pavoni, e gli elefanti. La casa a cui è dovuto un ritorno, giustificato. E poi ho girato un'ora di intervista negli scavi, notevole sisi. Se tutto va bene ci faranno un bar. E sarebbe meglio per tutti. Per berci cosa poi, Fanta alla mela verde. Cristo portaci con te nel tuo regno, quella favola. Quello dove i giusti sono giusti e gli sbagliati non sono. Avessi io la capacità, almeno il sentore. Dall'alto della ruota panoramica, perchè quelle adesso girano, e c'è gente, e bambini, Nablus sembra Nablus. Poi ti ritrovi con lo stomaco in gola mentre lei gira, e sai di detestare la gente che c'è sotto. Quant'è che siamo pazzi, zero. Amabili d'ingenuità, sorpresi. E' volato qualcosa, l'ho visto, un insetto. O solo una di quelle macchie da stanchezza che hanno pure un nome. Specifico come tutto il resto, come ogni singolo poro di questo tessuto che strapperei.



Postato da: notears a 11:42 | link | commenti |


Commenti


Archivio

oggi
luglio 2005
giugno 2005

Foto Recenti