terra promessa

estetica del conflitto ai tempi del libero scambio

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sabato, 25 giugno 2005

Alice in Settlersland

Hebron: potere alla fessa. L'unica trattativa possibile si imposta sul numero di figli. 400 coloni per una citta' sotto assedio permanente. Il vero cyberpunk, far west del tremila. Noi a camminare sotto queste reti di protezione, protezione dalla munnezza dei piani superiori occupati. I soldati ragazzini anelano ad un contatto col mondo di fuori, vogliono foto e chiacchiere, sono bambini inchiodati al male. Ore intere di appostamenti sotto il sole "ognuno e' libero di fare le proprie scelte". Ma certo, sempre, cosi' libero da potertelo venire a dire, seduto al tavolino di un bar. Non e' cattiva fede, e' miopia pura, gioco da ricchi. Hebron divisa per strati, come le cipolle, come la capa del nonno di Ugo e del mio e di Shrek. John dei CPT ci trasporta all'inseguimento di questo delirio. Da honolulu con amore, merlino sparato in disneyworld estremi. Hebron e' la summa della schizofrenia permanente. "Sei uomini e due donne a fottere davanti ai miei figli per mandarci via". Come, quando. Palestinian Peoples Party. Quest'uomo di figli ne ha sei o forse piu', non vuole cederli alle bibliche brame dei coloni. Perche' sono bellissimi, questi bambini. Perche' sono bellissimi, questi bambini? Il contenzioso e' tra la sua casa e i fanatici figli di Davide, a picnic dentro tonnellate di filo spinato. Ci si abitua anche ai check point, a quelli dei pensieri da non fare. Dopo poco. Hebron sintetizza la situazione entro il perimetro della citta' vecchia. I soldati marciano tra i negozi chiusi. In genere sparano, hanno sparato, spareranno. Noi spariamo congetture in silenzio. A volte cachiamo sentenze. Hebron di sera, carica di giovani uomini senza futuro, So di dover essere un bersaglio, di dovermi abbandonare ai petali della differenza con questi capelli lontani cent'anni. Troppo lunghi per la regressio ad zero. Hebron millenaria, da mozzare fiato e spirito. Ho odiato questo posto come le cose che restano piu' a lungo. Fumo Imperial nel tentativo di sparire dentro le mura. Per cacarvi addosso tutti questi commenti. Non so se amare questa gente per noia o per il fatto che non ci abbiano ancora eliminati dalla faccia del pianeta. Un miliardo e mezzo per un progetto che da sei mesi sei non ha prodotto nulla. I fondi dell'unione europea comprano materiale. Nuovo, funzionante. Bello bellissimo, ma resta inutilizzato. " lo sapevi, non rompere il cazzo". Lo sapevo, mi rompo il cazzo. Sono stato oggi in un villaggio di poche anime, a Sud, quando inizia il Negev. Cotto al microonde, ho visto le grotte dove vivono. Ho visto la vita impossibile farsi denuncia d'ospitalita'.  "Minas Tirith e Minas Morgul sono la stessa cosa, alla fine" dice Gigi riferendosi alla fessa.

Postato da: notears a 23:42 | link | commenti (2) |


Commenti
#1    27 Giugno 2005 - 11:10
 
il futuro è come l'amore.. una parola caotica dove ognuno ci mette dentro quello che vuole.. solo che l'amore è qualcosa di già avvenuto che condiziona il presente.. mentre il futuro è qualcosa che deve ancora venire e che pure condiziona il presente..
insomma il presente è lo stadio dove l'amore ed il futuro si giocano il tutto per tutto..
io ho una maglia con il mio nome ed il mio numero scritti sopra.. ma lo stadio degli altri è sempre più verde.. e cosi sogno un biglietto per le gradinate dello stadio B (ammesso che il mio sia lo stadio A).. però i bagarini quando mi vedono scappano.. ed io mi accontenterei di una canale di comunicazione preferenziale.. ma nell'era della comunicazione è più facile scrivere un post che rispondere al telefono..
utente anonimo

#2    08 Agosto 2007 - 21:48
 
http://khala

[..] I cattivi di Hebron: a chi servono i coloni? L'aspetto che mi colpiva di più, che mi piaceva, nell'estetica del cyberpunk "classico" - alla Gibson per intenderci - era il contesto malsano di queste enormi megalopoli collassate su se stesse, sotto il l [..]
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